Impronte. Di una vita, di una collezione o di un gatto…  (2007)

IMPRONTE

Di una vita, di una collezione o di un gatto…

8 novembre – 21 dicembre 2007

Milano, settembre 2007. La Galleria d’arte orientale La Galliavola inaugura, il prossimo 8 novembre 2007 la mostra “IMPRONTE – Di una vita, di una collezione o di un gatto…”; un nuovo incontro, dopo i successi di Makara (2006) e delle precedenti mostre autunnali, con uno dei motivi più importanti e diffusi dell’iconografia cinese: la rappresentazione del mondo animale.

L’inaugurazione della mostra sarà l’occasione per presentare il catalogo, edito da La Galliavola, in cui sono raccolti tutti i pezzi esposti. Il corpus principale del pubblicazione e della mostra “IMPRONTE – Di una vita, di una collezione o di un gatto…” è costituito da una raccolta di 20 gatti in ceramica cinese. Ma IMPRONTE  non è solo i venti inusuali quanto rari “gatti – night light”, è il palcoscenico per una cospicua selezione di oggetti provenienti da una casa milanese, è l’impronta della loro collezione costituita pezzo dopo pezzo nel corso di una vita che si è mossa all’insegna del bello, assecondando un gusto che l’ha portata ad aprirsi all’antichità d’oriente, della Cina in particolare.
In mostra quindi anche vasi in smaglianti smalti Cloisonnèe, dei Blanc de Chine e alcune porcellane celadon di un verde bello come quello delle giade – non erano in fondo stati creati per imitarle? Poi giade vere – in Cina da sempre considerata l’archetipo della bellezza – in una grande varietà di sfumature dal verde più intenso al bianco. Bianca anche una Guanyin - letteralmente colei che guarda e ascolta -  così chiamata perché era una figura caritatevole, attenta alle preghiere. Per gli amanti dell’archeologia anche un bronzo arcaico risalente al 2000 a.C.

Il catalogo “IMPRONTE” ha grande importanza e assoluto rilievo bibliografico, anche a livello internazionale: è infatti la prima opera che documenta una raccolta così numerosa di “gatti – night light”. Nella vasta letteratura che tratta di Cina, d’Oriente o di porcellane mai ne sono illustrati più di uno o due esemplari, gli stessi cataloghi d’asta – ricchi repertori di quanto si muove sul mercato – sono assai poveri a riguardo ma, al contempo, con i loro esiti annotano il grande interesse verso questi particolari oggetti.

Dal 9 novembre al 22 dicembre 2007, in via Borgogna 9, cuore dei 45 oggetti esposti sarà, dunque, la collezione di 20 gatti databili tra il Seicento e l’Ottocento. Sono figure cave in maiolica, grès, biscuit, porcellana… che hanno dalle fessure celate nella bocca o negli occhi, talvolta dei fori praticati sulla schiena che fungono da “presa”. La presenza di queste minute aperture consente il diffondersi della luce se, come si presuppone, venivano usati per schermarla. Ecco perché a tuttoggi sono conosciuti anche come “night-light”.
La loro origine non è né chiara né certa, ma leggende e scritti ci riportano indietro nel tempo all’epoca in cui si dice che i contadini li usassero  per tenere lontani i topi, divoratori, tra l’altro, dei bachi da seta, una delle principali risorse economiche dell’antico impero cinese dove, non a caso, i gatti erano considerati protettori dell’industria serica e, addirittura, capaci di scacciare gli spiriti maligni. 

In seguito però, all’epoca dei grandi commerci delle Compagnie delle Indie, le night-lights assunsero anche uno scopo decorativo e vennero modellate e finemente decorate per incontrare i gusti del mercato europeo, come conferma l’iscrizione “fatti per l’oltremare” ben visibile in diversi  pezzi esposti da La Galliavola.
 
Arrivate in Occidente, non di rado le night-lights venivano  dotate di basi in bronzo dorato, segno distintivo della preziosità che si attribuiva in Europa alle ricercatissime porcellane provenienti dalla Cina. 
I gatti sono plasmati in diverse posture anche se la più diffusa è quella che li ritrae accovacciati, con le zampe comodamente piegate lungo il corpo e la coda leggermente arricciata su un fianco. Mentre il corpo appare rilassato, il muso rivela spesso una certa tensione e un atteggiamento guardingo, evidente soprattutto negli sguardi e nelle bocche digrignate. Un atteggiamento che ben riflette il sentimento dei cinesi nei confronti di questo felino ammirato e temuto, ma mai veramente amato (a differenza di quanto avviene in Giappone dove il gatto venne introdotto dalla Cina intorno all’anno 1000) tanto che la sua raffigurazione è davvero poco diffusa, forse perché “colpevole” secondo la mitologia di esser stato l’unico a non piangere per la morte del Buddha; non a caso il gatto non è contemplato fra gli animali dello zodiaco cinese.

Se pur prodotte per il mercato occidentale, presumibilmente in molti esemplari, le night-lights sono oggi oggetti molto rari e difficilmente reperibili sul mercato antiquario come in asta: negli ultimi vent’anni sono stati battuti circa una decina di esemplari – alcuni dei quali hanno raggiunto quotazioni di migliaia di sterline.
Perchè siano così rari anche questo non ci è dato di saperlo con certezza, non poco ha influito la fragilità del materiale, il lungo viaggio per giungere dalla Cina, i ripetuti affondamenti dei vascelli della “Compagnia”, ma visto che questi erano gli “incerti” che accomunavano tutti i manufatti fittili orientali, c’è da pensare che anche all’epoca del loro successo europeo le “night-light” fossero oggetti di non comune diffusione, appannaggio di un pubblico ristretto, raffinato e ricercato.

Assolutamente da non perdere, dunque, la mostra della Galliavola con la sua ricca e curata selezione di ceramiche – dalle più raffinate alle più ingenue e naif - che rappresenta un’occasione unica per ammirare e acquistare oggetti tanto affascinanti quanto insoliti e curiosi.